faccio il master di D&D (per chi non lo conosce è un gdr cartaceo) da ormai 5 anni e ho cominciato a lavorare alla mia ambientazione personale da poco dopo aver cominciato a giocare (ovvero quasi subito

). Quello che segue è la cosmologia della mia ambientazione, una piccola storia del mondo di gioco di mia invenzione
La Creazione (?-?)
Al principio erano Taraoel e Rea, che dai loro figli furono chiamati divinità supreme; ed essi crearono il multiverso, celando ai più la propria essenza. Ad alcuni, dopo un lungo cercare, fu data la possibilità d’avvicinarsi appena al loro mistero, ma solo questi scorsero in una dimensione trascendente la provenienza dei creatori.
Dal primo amplesso scaturì la genia dei Titani, ed essi furono con loro prima che ogni altro fosse creato. Ai primogeniti donarono una rete di mondi intercomunicanti, affinché essi non fossero soli nell’infinità del cosmo, e iniziassero a dotare di forme la materia grezza sgorgata dalla volontà dei genitori.
Essi saranno chiamati Saggi dai figli cadetti, perché il loro sapere è vasto come i loro corpi possenti dalle membra d’acciaio.
I Titani si riconobbero come figli di Rea e Taraoel, e riconoscenti per i doni offertigli ed affascinati dalla grandezza degli Dei chinarono di fronte a loro i capi fieri, e gli giurarono fedeltà per tutte le ere mortali. Rea e Taraoel guardavano i loro figli crescere e le loro opere abbellire i mondi ancora nelle loro primavera, e ne furono compiaciuti. Per manifestare la loro grande stima ed affetto decisero di donare ai Titani un’infinità di nuove creature strane e meravigliose, di riempire le terre, i cieli e i mari di vita, e di sottomettere ognuno dei nuovi esseri al volere dei priminati.
I due fratelli allora giacquero insieme per una seconda volta e furono Karathos, Shelvris, Baeron e Ysgardel, essi furono nominati divinità e gli fu dato il potere di plasmare ad arbitrio la materia dei mondi esistenti.
La Genesi delle Razze (?-?)
Rea era la Dea della plasmazione. Ed essa si dilettava nel plasmare il proprio animo in forme mutevoli e nuove e ai suoi diede il potere di infondere in esse la vita, per vedere in queste la propria grandezza. Ed essi si adoperarono per compiacere il desiderio della madre.
Shelvris vide la prima forma creata e né fu affascinato e la fece propria. In essa pose lo spirito dell’acqua e furono gli elfi.
Karathos instillò lo spirito di fuoco nella seconda, e divenne padre della vigorosa razza degli orchi.
Baeron forgiò la terza con lo spirito della terra e nelle profondità del mondo si udirono i passi dei primi nani.
Ysgardel instillò lo spirito del vento nella quarta ed ebbe origine l’ultimo dei secondogeniti, la razza degli alites.
Incuriosito dall’opera di Rea e dei suoi figli Taraoel, che era lo spirito del divenire, del disfacimento e della rinascita, volle imitare la sorella e forgiò un essere a sua immagine e somiglianza. Cercò allora Shelvris, loro figlia più giovane, e le chiese di soffiare lo spirito dell’acqua nel nuovo essere.
Shelvris ne fu sconcertata e nella mente del padre adagiò queste parole "Padre, perché mi chiedete di seguire una via che non conduce ad altra meta se non alla follia? Non bramate ciò che non è sotto il vostro imperio. Il mio spirito e il vostro sembiante uniti assieme potranno solo recare al manifestare della distruzione.’’ Ma Taraoel non rinunciò, la curiosità e l’orgoglio erano grandi in lui. Dopo molto persuadere, ottenne finalmente il consenso di Shelvris: "Lo farò.” disse “Ma a mia madre ho già donato gran parte del mio essere e nulla resta della prorompente forza degli oceani o della cristallina purezza dei torrenti." Shelvris donò a Taraoel l’anima delle acque morte sotto le montagne e delle paludose trame dei delta. Ma Taraoel non era soddisfatto, bramava per il figlio prediletto una molteplicità d’essenze, cosicché ogni aspetto del creato si rispecchiasse in esso. Andò allora da Karathos, suo figlio maggiore. Come Shelvris, Karathos ammonì suo padre. Taraoel infine convinse il figlio, che gli diede lo spirito del fuoco morente. Anche Baeron pregò il padre di desistere ma alla fine cedette e gli donò l’essenza della desolazione e dei terreni putrescenti. Nemmeno Ysgardel fu in grado di resistere, e Taraoel ottenne il segreto del vento violento e selvaggio.
Soddisfatto, fuse in un unico crogiolo gli spiriti dei figli ed gridò: “Mirate i miei figli prediletti! In esse è tutto ciò che nel mondo è. Saranno più forti e saggi dei Titani! Governeranno su ogni cosa!”
Il risultato fu terribile. Le sue creature erano deboli, stupide, astute, e vigliacche. Gli Dei disprezzarono l’opera del Padre, che pieno di vergogna, la ripudiò e fuggi dal mondo. Erano nati gli esseri Umani.
La razza degli elfi era saggia e imparò presto ad intessere grandi incantesimi e a dilettarsi con maestria con la magia che fluiva nel mondo. I Titani, stupiti della bravura e dell’intelligenza dei nuovi nati, permisero che li servissero nella politica e nei rituali arcani.
Forte era invece la razza degli orchi e vigorosa e arcigna. Possedevano grandi energie e una volontà incorruttibile. I Titani decisero allora che gli orchi sarebbero divenuti il loro esercito.
La razza dei nani era esperta ed abile nel rapportarsi alla materia. Erano dei buoni ingegneri, ottimi matematici ed eccellevano nel costruire ed ideare oggetti di ogni tipo. Divennero allora i banchieri dei titani e i loro artigiani prediletti.
Ma gli alites erano amanti della libertà e la loro insaziabile curiosità non poteva conoscere costrizioni. I Titani tentarono ugualmente la loro sottomissione, ma non appena un arteia fu chiuso in gabbia, divenne altro da ciò che era e lasciò il mondo. Gli alites erano il soffio libero del vento e solo nel movimento trovavano la loro ragione di esistere, e i priminati non poterono far altro che lasciarli liberi, e compiacersi nell’osservarli. Gli alites in cambio, visitavano spesso la città dei Titani per dar loro notizie provenienti dal mondo che s’avvicinava alla propria estate.
Gli esseri umani non eccellevano in nessun campo, e i Titani disgustati gli fecero schiavi, usandoli per ogni genere d’impiego basso e spregevole.
La Guerra dell’Alba (?-?)
Taraoel era lo spirito del mutamento ed esso si rifletteva in ogni suo rapporto con il creato. Egli sedusse Shelvris e giacque con lei. Quando Riea lo scoprì, si infuriò. Ordinò che Shelvris fosse bandita, né fu ancora la dea delle acque. Taraoel non intervenne e Shelvris dovette seguire i dettami della madre. Il seme di Taroel aveva attecchito nel ventre di Shelvris. La dea fuggì verso Ovest. Mentre attraversava le aride sabbie di un deserto le doglie la presero e maledicendo Reia e Taraoel ad ogni volta che il dolore le trafiggeva il ventre come una lama. Dal terribile parto nacquero creature orribili e malvagie, che ereditarono la disperazione e la collera di quelle maledizioni e furono noti come immondi. Tra le urla nacque anche Bahamut e Tiamat, Aasterinian, Astilabor, Chronepsis, Falazure, Garyx, Hlal, Io, Lendys e Tamara. Questi draghi si legarono tra loro in nuovi incroci, originando le specie draconiche cromatiche, metalliche e gemmate, e nell’incesto alcuni giacquero con la madre ed altri con in demoni originando i draghi planari, i draghi d’ombra e i draghi zanna e le genie dei draghi inferiori.
Grande era l’ira che Shelvris covava verso Reia che l’aveva bandita, e verso Taraoel che l'aveva sedotta e poi abbandonata. Chiamò a raccolta i suoi figli e gli aizzò contro gli dei. Immense ed oscuro erano le forze mosse contro i creatori. Ai più valorosi tra i draghi fu dato il comando su un esercito e ordinato di marciare verso la distruzione del nemico. Udendo ciò Bahamut guardò Shelvris con occhi pieni di rimpianto e parlò così: "Madre, voi questa guerra non ha senso, è l’astio che gela il vostro cuore e annebbia il vostro volere. Desiderate davvero la distruzione degli Dei? Che vostro padre, vostra madre ed i vostri fratelli giacciano nel loro stesso sangue?”
Ma Shelvris era irremovibile.
Le vaste sale del palazzo degli dei, dorate d’immortalità, furono invase dal fragore della battaglia fino a che l‘intero edificio non fu raso al suolo. Gli dei stupirono di fronte al terribile potere dei draghi. Sembrava che la lotta non potesse aver termine e l’opera di Taroael e Rea pareva destinata a sparire, e la lotta sarebbe continuata fuori dallo spazio e dal tempo.
Numerosi tra i vassalli degli dei e demoni caddero e più non furono. Ogni giorno il cielo era spezzato da tuoni e fulmini mentre potenti le terre si torcevano sotto i colpi immani. Solo i Titani si mantennero estranei alla lotta, respingendo le forze di entrambe le fazioni che si avvicinavano ai loro domini, divenendo protettori d’ogni creatura vivente, che osservava inerme la fine del mondo.
La feroce battaglia proseguì per anni interminabili, ma lentamente Rea e Taraoel presero il sopravvento. Molte erano le ferite che s’aprivano nei corpi e negli spiriti dei guerrieri di entrambi gli schieramenti, ma infine i draghi ne furono fiaccati. Sembrò allora che la guerra giungesse finalmente al termine con la resa dell'armata di Shelvris. Vi fu la ritirata. I draghi spiegarono le loro ali e volarono lontano dal reame degli dei e molti degli immondi sopravvissuti li seguirono,ma nella fuga taluni si persero per il mondo allora giovane e selvaggio. Gli dei tra le macerie del loro palazzo osservavano sfiniti la fuga del nemico, troppo esausti per incalzarlo da vicino. Shelvris prima di seguire le proprie armate volle compiere la propria vendetta, e fronteggiò il padre sfinito riuscendo ad espellerlo dal multiverso. Rea disperata decise di gettarsi nel nulla esterno alla ricerca dell’amato fratello e marito. Prima però, per evitare che la laida progenie di Shelvris contaminasse le distese mondane, creò i celestiali, cosicché nel mondo ci fosse nuovamente equilibrio. Amara fu per Shelvris la sconfitta e ancor più amare la morte dei propri adorati figli. Essa, con i superstiti, si sprofondò nell’Abisso di cui divenne Regina, e nella disperazione infinita divenne lei stessa il piano immondo che aveva creato.
Dopo la Guerra: l’Era del Mito (0-3118)
Delusi dalla follia di Reia e Taraoel, Karathos, Baeron e Ysgardel non aiutarono la madre nella sua ricerca ma si adoperarono per sigillare il multiverso dal grande nulla circostante per impedire il ritorno dei genitori. Essi vollero produrre una nuova genia di dei nel tentativo di permettere al mondo una rinascita. I nuovi nati videro la devastazione lasciata dalla guerra, e lo allietarono con nuove stirpi di creature, sanando le profonde ferite delle battaglie.
I Titani erano scettici. Taraoel aveva provato già la sua stupidità dando vita ad una miserabile creatura chiamata “essere umano”. In oltre, a causa della virtù corrotta di Shelvris e della gelosia di Reia il mondo era stato infestato dalla piaga degli immondi. Il seme del dubbio iniziò a germogliare nelle menti dei Primogeniti. Perché quegli Dei corrotti avevano meritato la loro adorazione? Loro stessi potevano creare ogni cosa e muoversi liberamente per il palazzo degli Dei. Potevano sollevare un’isola o affondare un continente con un puro atto di volontà. Potevano infine prolungare la loro vita fino ad afferrare l’eterno. I Titani si convinsero che il loro potere fosse uguale a quello degli Dei. La loro saggezza era stata adombrata dall’arroganza. Iniziarono a sperimentare e modificare gli organismi viventi e crearono un nuovo essere a loro immagine e somiglianza: i giganti. I Titani chiamarono "scienza" la magia per rendere questi miracoli possibili. Caddero presto nella stessa follia di Shelvrin benché per primi l’avessero disprezzata. Inebriati dal potere organizzarono un esercito forte e determinato per muovere guerra al regno degli Dei. Ma il potere degli immortali non era affatto diminuito, ne incrinato. Essi videro le fila dell’esercito nemico infoltirsi sempre più e strutturarsi in strategie d’acciaio, e ne furono irritati, ma pazientarono e inviarono dei segnali d’ammonimento sulle Terre dei Titani, per ammonirli della forza immensa a cui stavano dichiarando guerra.
Ma i Titani erano assordati dalla vanità e si gettarono all’attacco e il palazzo degli dei fu nuovamente violato. La reazione degli dei Tre Fratelli fu grande e terribile. Il nemico fu massacrato ed i superstiti rinchiusi nei meandri più reconditi del multiverso. Delusi e amareggiati Karathos, Baeron e Ysgardel si negarono dal mondo.
In seguito alla scomparsa dei Titani, il mondo fu sconvolto da gravi accadimenti. Giganti, elfi, nani e uomini si trovarono privi di un ordine fondante ed in balia di una realtà ormai senza dei e senza custodi: dovevano farcela da soli ora. Ma la natura era aspra e spesso crudele, dilaniata dal recente scontro. A lungo le stirpi pregarono gli Dei Fratelli, senza sortire alcun effetto. Ma i figli dei Tre erano ancora nel mondo e non avevo smarrito la speranza. Essi risposero al pianto delle razze. Vennero tra i mortali e gli mostrarono nuovi incanti e sortilegi, e gli insegnarono le arti che i Titani sino a quel momento avevano tenuto per loro soli.
A prendere i sopravvento furono gli elfi, poiché erano la razza che si occupava della politica durante il regno dei Titani. Unificarono nuovamente le Razze dopo il caos scatenato dalla guerra e riunirono i popoli attorno alla speranza di salvezza. Ma gli elfi non erano i Primogeniti nella cui creazione Taraoel e Rea avevano dato fondo a tutta la propria arte, e il loro tentativo di rinascita presto vacillò. I primi a porsi davanti agli elfi furono gli orchi e i giganti.
La potenza militare degli orchi e dei giganti uniti assieme era notevole e gli elfi non erano avvezzi all'arte della guerra, e presto la stirpe di Shelvris né uscì sconfitta. I superstiti furono relegati in un angusto territorio del continente. Afflitti dalla loro condizione essi chiesero aiuto ai nani, che con le loro ricchezze e le loro armi affilate potevano fronteggiare l’avanzata degli orchi e dei giganti.
Ma i nani rifiutarono. Sedotti dalla forza mostrata dai vincitori decisero di allearsi con loro, piuttosto che tentare una lotta certamente dura e probabilmente fallimentare. Gli elfi allora si rinchiusero con astio in ciò che rimaneva del loro vasto regno, covando la vendetta. Si rivolsero infine ai figli del vento, gli alites. Le loro abilità di ricognizione ed i loro attacchi aerei sarebbero stati un sufficiente aiuto per le armate degli elfi per trionfare sugli avversari. Ma gli alites erano spiriti liberi e contemplatori e non esecutori, non erano interessati agli affari delle altre razze e scelsero la neutralità, fuggendo nei più alti picchi del continente.
Ma venne un giorno uno straniero che s’inginocchio di fronte al re degli elfi. I suoi lineamenti erano umani e sull’alta fronte portava una corona di ramoscelli intrecciati.
"Perchè siete qui, signore del nulla?" chiese il re degli elfi "Venite forse per deriderci?"
L'uomo si inchinò ossequioso ancora una volta e parlò, "No, o re. Veniamo per vedere se hai bisogno delle nostre, per quanto deboli, forze."
Gli elfi si rallegrarono, forse il grande numero degli uomini poteva essere d'aiuto. Il re degli elfi acconsentì all’alleanza.
"Nobile re degli elfi", proseguì il re degli uomini "La mia gente ha una richiesta da farti prima di combattere per la vittoria del vostro popolo. Scarse e ridicole sono le forze della mia razza di in confronto a quelle del nemico. I nostri denti non possono neppure scalfire la pelle degli orchi e le nostre armi si spezzano contro i loro muscoli. Noi ti imploriamo, donaci il potere di affrontarli. Insegnaci la potenza della vostra magia."
Questa richiesta lasciò gli elfi scossi. Ma inutile sarebbe stato il loro intervento senza la conoscenza dell’arcano. Gli umani appresero senza sforzo le arti magiche, imparando velocemente più di quanto gli elfi potessero supporre. I corpi degli umani, sebbene non forti come quelli degli orchi, si irrobustirono grazie all'esercizio fisico ed agli allenamenti costanti nell'arte del combattimento. Erano abili con le mani e ora potevano adoperare le loro armi con molta maestria - e superavano di molto in numero ogni altra razza. In pochissimo tempo, l'armata degli umani divenne una forza formidabile.
L'alleanza gradualmente cominciò a schiacciare i nemici. Appena le sorti della battaglia cambiarono, i nani cominciarono a costruire armi ed oggetti da guerra per gli umani. Grazie all'aiuto delle nuove armature e delle nuove ed affilatissime armi, gli umani erano ora in grado di primeggiare senza l'aiuto degli elfi.
Questi ultimi erano ormai in declino e avevano perso ogni controllo sugli uomini. Eppure non diedero importanza alla cosa, rifiutandosi di credere che i più infimi degli esseri potessero concepire una rivoluzione. Venne così la vittoria definitiva degli umani sugli orchi, e gli elfi felici del trionfo dell’alleanza dimenticarono i loro dubbi e preoccupazioni. Gli uomini intanto continuavano ad esercitarsi e ad apprendere nuovi e devastanti incantesimi. Gli orchi e i giganti furono costretti a firmare un trattato di pace ed a ritirarsi. Il signore dei giganti però, prima di partire per ritirarsi nei propri domini, proruppe in una risata amara "Sciocchi elfi, la vittoria non è vostra, ma degli umani. Come pensate ora di controllare questi mostri?"
Sulla stirpe degli elfi si allungava una nuova e terribile ombra. Erano stanchi e deboli, fiaccati dalla guerra. Invece gli umani, forti delle loro nuove magie e delle nuove armi, sembravano rinvigoriti dal conflitto appena conclusosi. Gli uomini decisero di mostrare agli elfi la loro vera forza: una cruenta battaglia stava per scatenarsi tra i popoli del continente. La stirpe dell’acqua era debole ed indifesa e non poté fare altro che ritirarsi nelle roccaforti che già l’aveva salvata dall’ondata prorompente degli orchi. Sebbene fossero cinti d’assedio, erano convinti dell’infinita superiorità della propria magia, e iniziarono a forgiare nuovi incanti di terribile meraviglia. In oltre scavarono profonde gallerie che presto riecheggiarono del clangore delle spade e delle urla di battaglia. L'assedio durò 3 mesi e a nulla servirono l'orgoglio e la magia degli elfi contro la vastità dell’esercito degli umani. Agli sconfitti non restò altro che un sottile lembo di terra.
Grandi furono i progressi che li uomini compirono nel campo della magia dopo la vittoria. Grazie ad essi poterono costruire la Cittadella dell’Eternità, un luogo di luce e di sogni, che permise al Re-Mago di regnare per 500 lunghi anni sul suo popolo. Le leggende della creazione del genere umano non si confacevano alla grandezza e al benessere raggiunto, e la verità fu contraffatta, venne stesa una storia che raccontava le nobili origini della stirpe mortale. Il Re-Mago si adoperò quindi per cancellare qualsiasi adoratore di Taraoel rimasto, dichiarando la propria razza la favorita di Pelor e creata dagli sforzi congiunti di tutti gli dei.
Gli antichi dei vennero dimenticati.
Temendo la morte sopra qualsiasi altra cosa, il Re-Mago utilizzo tutta la sua vastissima erudizione per lanciare un incantesimo che gli permettesse di raggiungere la dimora degli dei e chiedere loro l’immortalità e l’eterna giovinezza. Il sovrano varcò le soglie del palazzo eterno, ma la sue parole scatenarono la rabbia della terza stirpe divina, memore della rivolta dei titani
Il Re-Mago fu punito, sigillato per tutta l’eternità nella sua cittadella, nascosta agli occhi dei mortali dove avrebbe continuato ad invecchiare per sempre ma mai sarebbe morto. Venuto a mancare l’uomo che per secoli aveva retto le sorti degli uomini, l’impero iniziò a frammentarsi, la via delle stirpi sembrava condurre ancora una volta al caos.
-La Guerra Elfica (2873-3118)
La razza che dopo i Titani primeggiava sul mondo antico, che ardeva di un orgoglio profondo come le acque dei freddi mari chiusi attorno al continente, perse presto la fiducia in se stessa e si ritirò all’ombra dei vasti e dolci boschi di Langlandir e nei bastioni di Andramil. L’esistenza degli Elfi divenne pacifica e sempre più lontana dalle lotte politiche e dagli scontri d’arme che interessavano i territori baciati dal sole, al di là dell’ombra protettrice delle fronde.
Ma in alcuni, la burrascosa brama di conquista ancorar non aveva trovato pace. Essi nutrivano il disprezzo della razza che gli aveva traditi nel momento di più grande debolezza, e ritenevano che solo gli elfi avessero il diritto di dominare sul continente: la guerra doveva continuare. Essi vennero ricordati come I Ribelli tra i mortali, e gran parte dei fatti che infuriarono sul continente negli anni successivi scaturì dalla loro indole guerriera. Gran parte del popolo di Shelvris però, era contrario alla ripresa delle ostilità, preferendo ad esse il limbo fatto d’alberi e foglie in cui avevano trovato rifugio accettando il disonore della sconfitta.
Ma un uomo venne un giorno tra i Ribelli ardenti di rabbia ed impazienza, e s’avvicino a colui che reggeva i loro fati e gli sussurrò all’orecchio parole di speranza e di vendetta: “o Vero Re degli Elfi leggo nei tuoi occhi la brama di potere. Ma i tuoi consanguinei temono la via che intendi percorrere. Temono la maestria degli umani più d’ogni altra cosa, ma temono anche che la tua immensa possanza possa rovesciare le sorti del regno, temono il sacrificio che potrà condurli alla vittoria e dunque s’attardano nell’inerzia. Questa è la sola causa delle sconfitte passate della tua razza, e in te vi è la volontà necessarie per ridare un nuovo vigore alle genti della foresta e brillare ancora una volata le loro cotte di maglia sotto i raggi del sole, come una marea di fuoco.
Così rispose, freddo, il capitano dei ribelli “Chi sei tu, che vieni al mio cospetto come una spia del nemico? Perchè credi di ingannarci?” senza timore l’altro rispose “Il mio nome è Fozan e in me la sapienza e l’arcano vivono e si conoscono. Possiedo la forza per scuotere le tue schiere e farle marciare verso la vittoria. Io posso aiutarti a realizzare la gloria della tua gente... e in cambio chiedo un solo dono.” ”E cosa desideri? Se la tua magia è tanto grande da poter schiacciare l’esercito degli uomini cosa posso darti che tu già non possieda o tu non sia in grado di ottenere con facilità?” “Questo solo chiedo” rispose il mago “La spada del tuo oppositore, la spada del primo re degli elfi, ora in possesso di quell’impostore che regna sulla tua gente.” Uno strano sorriso apparve sul viso di Fozan. “Lunghe saranno le ere future di questo mondo, e breve al loro confronto il mio fato. Si dice che il suo portatore di quella lama non possa morire di vecchiaia. Io sono potente, è vero, nell'arte dell’incanto, ma mi riconosco pur sempre come un uomo e la mia vita probabilmente non sfiorerà i cent’anni.” E concluse: “Dunque sire dei negletti... cosa decidi? Noi potremmo aiutarci a vicenda per ottenere ciò che desideriamo.”
Succubi del potere della magia nera di Fozan e delle sue parole intrise di potere e malizia, gli elfi ribelli accettarono il patto ed appresero, sotto la guida del potente mago umano, i segreti della magia di morte, oscura ed oscena come lo spirito che Taraoel infuse nei suoi figli, ed essa fu portata da uno dei più grandi tra essi tra le genti antiche. Il re degli elfi venne così assassinato e Fozan colse come un fiore la spada dalle sue mani gelate dalla morte, e se ne andò leggero come un’ombra dalle foreste di Andramil. Lo spirito di discordia portato dal mago sotto le fronde della pace, si mostrò in tutta la sua grandezza. Gli Elfi, irati per il delitto commesso, attaccarono i Ribelli e li espulsero dal regno con una cruenta battagli fratricida, relegandoli nelle terre degli uomini. Su di essi fu scagliata una maledizione ed essi divennero Gli Oscuri, separati per l’eternità dal novero delle genti silvane.
Gli uomini si rivelarono astuti. Molte delle cittadelle fortificate lungo il confine accolsero nelle loro salde mura gli esuli, che nei secoli successivi si mescolarono agli esseri umani.
Ma la fiamma dell’orgoglio era ancora ben viva nel cuore degli Elfi Oscuri e alla lunga il desiderio di possedere un regno proprio riaffiorò con rabbia nelle loro menti meticcie. Partirono verso le terre che erano ancora in gran parte di disabitate. Senza che nuovo sangue fosse versato essi fondarono i loro nuovi regni. La lontananza dagli umani permise loro di purificare il loro sangue e dopo svariate generazioni si dichiararono nuovamente una razza elfica, ma lo spirito dell’acqua mai tornò a scorrere puro nelle vene degli Oscuri.
Ma il pacifico dominio dell’uomo non era destinato a durare, presto anche sui figli di Taraoel tornò a calare il negro spettro della guerra. Alcuni degli ultimogeniti di Shelvris erano sopravvissuti alla disfatta contro gli Dei, e nei secoli successivo si erano moltiplicati in un immonda schiatta che ora bramava di tornare sul continente dai quattro angoli del mondo: i goblinoidi, che ora adoravano anch’essi i nuovi dei, sciamarono in massa tra le genti mortali.
Tra gli Dei intanto regnava la discordia, come se il sangue marcio degli uomini versato in battaglia avesse infettato l’intero firmamento. Gli immortali coesistevano in un’eterna lotta mutevole come lo spirito di Taraoel, che si sviluppava in sempre nuovi sistemi di alleanze ed ostilità, senza che mai nessuno prevalesse sull’altro, in quanto ciascuno era eguale per potere e per possanza alla propria nemesi. Infine, avvedendosi dell’impossibilità di primeggiare l’uno sull’altro, si riappacificarono, abbassando quindi gli occhi sulle terre su cui già indugiava il fantasma dell’era del sangue.
L’Era del Sangue (3119-6319)
Il potere di Taraoel era troppo grande perché potesse rimanere imprigionato eternamente nel vuoto esterno, ed in effetti nella materia continua a manifestarsi seguendo il divenire del mondo. Lo spirito della follia lacerò la stessa forma trascendente in cui si era manifestato all’inizio del tempo, per gettarsi nuovamente nel multiverso poter giocare ancora una volta con esso, creando le condizioni ideali per la sua definitiva liberazione. Due tra i suoi figli gli giunsero in aiuto: Karim e Daeros.
Figlio di una famiglia della piccola nobiltà Karim partì alla ricerca del padre scomparso dopo essersi recato in guerra. Dimenticando presto lo scopo della partenza partecipò alle guerre che dilaniavano la sua terra coprendosi di gloria e onori, e alla morte del sovrano del suo paese natale venne scelto come nuovo re a furor di popolo, sfidando e cacciando la grande nobiltà del paese. Anche se si mostrò un sovrano saggio e giusto mai dimenticò i suoi nemici e presto salpò verso le Terre Settentrionali alla guida di un grande esercito, per inseguire il suo avversario. Il nome di questa era Vilien, una potente incantatrice regina di ombre e illusioni, inviata dall’immonda schiatta degli Arcidiavoli per abbattere le barriere che li separavano dal piano materiale, e permettere al male di dilagare sul continente. Suo fratello Daeros invece, rifuggendo la gloria del fratello, percorse oscuri labirinti sotterranei e esplorò foreste sconosciute alla luce delle stelle dopo essere caduto in un magico passaggio che lo aveva gettato nella Marca Settentrionale, richiudendosi alle sue spalle dopo che l’aveva oltrepassato.
La vittoria ed il sangue coprirono ancora una volta Karim in guerra, tornò al suo regno, dopo scontri cruenti e terribili, pur non essendo riuscito a catturare Vilien. Durante la sua assenza tuttavia, il destino s’era insinuato nel suo piccolo regno, che era caduto nelle mani di potenti infiltrati, adoratori di Asmodeus. Il re non era stato abbastanza accorto e nel corso della notte stessa del rientro in patria scatenarono un colpo di stato meticolosamente architettato, la follia di Taraoel cominciava a mostrarsi sempre più decisa a tornare nel mondo: molti morirono tra le genti del Karim, ma molti tra i sudditi di Asmodeus non videro la nuova alba. Il re riuscì a fuggire con il suo esercito e molti civili, e ritornò sfinito agli accampamenti delle sue armate sul continente.
Il divenire s’era impadronito delle Terre degli Uomini: simili colpi di stato si erano abbattuti su molti dei regni degli uomini, soprattutto tra i suoi alleati. Egli si trovava ad essere l’Unico re superstite, e raccolse attorno a se i regni umani del nord proclamandosi Imperatore del Piano Materiale. Molti dei regni del continente furono assoggettati al suo volere, mentre la guerra contro i mortali servitori dei Diavoli continuava senza tregua. Ma il re non era solo. Inaspettatamente in due giunsero in suo soccorso: Vilien e nel suo compagno e mentore Ghunter, traditi dai propri signori e padroni. Daeros continuava ad agire in solitudine e nelle viscere della terra cadde succube dei poteri ammaliatori di un potente artefatto che rinchiudeva l’anima perduta dell’antico Arcidiavolo Moloch. Molte furono le battaglie che scossero il continente, gli dei apparivano a Karim sostenendolo consigli e incantamenti ma questi, accecato dalla sete di potere e dal dolore per la morte improvvisa di sua moglie e del suo unico figlio, e stanco di essere una pedina di poco conto, sfidò la supremazia degli dei stessi, il fato fu ancora una volta schernito a viso aperto da un mortale, e si fece adorare dai mortali come salvatore del creato. Ma egli non era un immortale e nessuna delle leggi del multiverso permetteva che un essere umano diventasse un nume, per quanto grandi fossero le sue gesta.
I mondo tremò. Le antiche alleanze vennero scosse e alcune si spezzarono, il caos tornò ad essere l’unico imperio: tutto era pronto per il ritorno di Taraoel. Infine Karim e Daeros si trovarono l’uno di fronte all’altro. Entrambi volevano la stessa cosa: la fine o il potere supremo. Il duello fu inevitabile e quando le loro lame si incrociarono il multiverso pianse amare lacrime: il mondo fu divelto ed nel suo ventre flagellato s’aprì una ferita profonda e insanabile. I portali di energia caotica socchiusi e dimenticati, che per tanto tempo avevano mantenuto l’esilio di Taraoel, videro rompere i propri sigilli e Taraoel rientrò trionfante nella realtà con al suo seguito un esercito di potenti spiriti, seguito dall’urlo cieco del nulla. Karim cadde nello strenuo tentativo di fronteggiare il Dio e il trionfo di Taraoel sembrò totale. Lo spirito del Caos tentò di riportare il mondo al suo stato embrionale. Liberò i titani dalle loro prigioni e uccise i nuovi dei. Daeros solo rimase ad ostacolarlo, ma lieve erano le ferite inferte all’avversario e troppo debole il suo volere.
Ma troppi fatti erano successi perché il piano di ripristino di Taraoel potessero giungere a buon fine. Karim risorse dalle lacrime dei mortali, egli divenne un nume, lo spirito della legge e dell’oggettivo, privo di misericordia, l’unico rimasto, l’unico in grado di incrociare la propria spada con le lame del destino. Assieme al fratello sfidò Taraoel e tutta la sua progenie e la battaglia scosse i piani, spezzo continenti, annichilì i cuori e rischiò di distruggere il centro stesso del multiverso il mozzo della ruota. Alla fine L’Imperatore negò il suo nemico dal mondo, lo ricacciò nel vuoto esterno. Taraoel anche nella sconfitta era potente ed astuto. Egli con un ultimo ed immane incantesimo trascinò con se i due fratelli che avevano spezzato la sua volontà ed essi più non furono. L’energia del vuoto, che unisce l’essenze invece di spezzarle nella morte, unì gli spiriti dei tre guerrieri che divennero un’unica entità: l’Imperatore.
Parallela alla storia di Karim e Daeros, si sviluppa quella di Serinhal l’Angelo Perduto. Durante l’epoca del mito questa creatura era incaricata di sorvegliare le porte dell’inferno e fare in modo che le forze diaboliche non uscissero a contaminare e corrompere i sentieri della creazione. A causa della guerra fra diavoli nota come “La Resa dei Conti” questa creatura misericordiosa discese negli antri dell’inferno dove cercò di opporsi al progetto di Asmodeus, Re di Nessus. Resasi conto della propria inferiorità nei confronti di Asmodeus e dei suoi laidi servitori, cercò di venire a patti con una potenza minore: Moloch, Signore del Sesto, che colse l’occasione per procurarsi un nuovo alleato facilmente controllabile e a poco a poco introdusse pensieri maligni e lascivi nella mente di Serinhal. La parte inviolata di Serinhal abbandonò allora i corpo succube dei poteri di Moloch e si rifugiò sul piano materiale incarnandosi in una giovane umana, una paladina di Heironeous. L’intrusione della coscienza angelica causò la devastazione della mente della ragazza che errò nell’isola di Kalandir spinta solo dalla sete del sangue degli ingiusti. Il suo corpo venne riempito delle oscure brame di Moloch perdendo la bellezza e la grazia d’un tempo. Fu nota solo come la Contessa Strega, che tradì Moloch e si pose al servizio di Asmodeus.
Dopo l’incoronazione di Karim come re di Kalandir i sentieri dei due si incrociarono: l’Imperatore e il primo dei suoi zeloti. Serinhal divenne il braccio destro dell’Imperatore, assistendo però ad orrori e prodigi che smossero le coscienze confuse che dimoravano nel suo corpo rendendole d’un tratto consapevoli e stabili. Fu allora che Karim aprì le porte del grigio Ade e spiriti di vendetta assalirono i cancelli di Celestia. Serinhal allora lasciò Karim e cercò il suo dio per ottenere risposte ed l’assoluzione. Heironeous, nella sua magnificenza, incontrò Serinhal sollevandola da qualsiasi colpa e donandole un ruolo nel mondo: informare l’Imperatore sui progetti di Taraoel che nel frattempo era tornato nel mondo e aveva iniziato il deicidio. Ma Serinhal non arrivò in tempo. l’Imperatore era stato sconfitto e gli dei svanirono di fronte al potere del loro creatore.
Ma l’Imperatore tornò, e sconfisse Taraoel. Ma nuovamente Serinhal arrivò in ritardo, e fece solo in tempo ad assorbire e a piegare le energie mistiche lasciate dallo scontro ed grazie ad esse anch’essa divenne una divinità. Altre due entità la seguirono nei cieli la giovane paladina: Ghunter ed Vilien.
Nuovamente tre furono gli dei che regnavano sul multiverso ed essi inaugurarono una nuova era, l’era attuale. Ed essa sarà la più sanguinosa di tutte quelle passate e future se mai ve ne saranno, poiché lo squilibrio del potere divino non è stato risolto. I sigilli del potere sono caduti, la via per carpire l’infinito è stata aperto, e nuovi eroi calpestano le terre mortali in attesa della resa definitiva.